Dal 1978
La nostra storia
Siamo una trattoria di famiglia, non un ristorante che finge di esserlo. Tre generazioni nella stessa sala, sotto lo stesso portico, con la stessa ricetta del ragù scritta a mano su un foglio che ormai non si legge più.

Vera Malaguti tirava la sfoglia da quando aveva undici anni. Otello Marchesi faceva il cameriere in un albergo di via Indipendenza e sognava una sala sua. Nel 1978 presero in affitto quarantasei coperti in via San Vitale, sotto il portico, e aprirono senza un socio e senza un prestito.
Per i primi sei anni Vera tirò la sfoglia in cucina, dove non la vedeva nessuno. Nel 1984 Otello tolse un muro e spostò il tavolo di legno davanti alla vetrina, sulla via. Da allora chi passa sotto il portico vede la sfoglia prima di vedere il menu, ed è il modo migliore che abbiamo per raccontarci.
Oggi la sala è di Marta, che ci lavora da quando aveva diciannove anni e conosce il nome di metà dei clienti. La cucina è di suo fratello Giulio, tornato nel 2011 dopo otto anni fra Londra e Copenaghen. Ha cambiato le cotture, la cantina e quasi tutti i secondi. Il ragù non l’ha toccato, e non lo toccherà.
Perché Sale Nero
Otello era di Cervia, la città del sale. Quando arrivò a Bologna nel 1971 portò con sé la scatola di sua madre: coccio, sempre accanto ai fornelli, annerita da trent’anni di fumo. In casa la chiamavano il sale nero. Sette anni dopo, quando servì un nome per l’insegna, non se ne cercarono altri. La scatola è ancora in cucina, e si usa.
Quarantotto anni
Come siamo arrivati fin qui
1978
Vera e Otello aprono
Quarantasei coperti, sei tavoli, un menu battuto a macchina ogni mattina.
1984
La sfoglia va in vetrina
Cade il muro fra cucina e sala. Il tavolo di legno arriva sulla via.
1996
Marta prende la sala
Diciannove anni, un blocchetto in tasca. Da allora non se n’è andata.
2011
Giulio torna in cucina
Otto anni fra Londra e Copenaghen, poi la brace e l’Appennino.
2016
Vera appende il mattarello
A ottantadue anni passa il tavolo a Rosanna, che era sua allieva dal 2003.
2021
La saletta di sopra
Ventiquattro posti al primo piano, per chi vuole una tavola sola.
2024
L’orto a Monte Donato
Duemila metri sui colli: erbe, zucche, radicchio, fichi.
In sala e in cucina
Chi ci trovate
Marta Marchesi
Sala e cantina · in sala dal 1996
Seconda generazione. Sceglie le etichette, tiene il libro delle prenotazioni a mano e si ricorda chi non mangia il sedano. Se chiamate, risponde lei.
Giulio Marchesi
Chef · in cucina dal 2011
Otto anni fuori, poi il ritorno. Ha portato la brace, le fermentazioni e l’ossessione per le cotture lunghe. Fa la spesa di persona, il martedì al mercato delle Erbe.
Rosanna Baldini
Sfoglina · al mattarello dal 2003
Allieva di Vera dal 2003. Tira la sfoglia in vetrina dalle sette alle undici, sei giorni su sette. Fa circa milleduecento tortellini a settimana.
Lucia Ferretti
Pasticceria · ai dolci dal 2005
Fa i dolci da vent’anni e l’alchermes da dodici, in casa, con una ricetta che non ha mai scritto da nessuna parte.
4,8 su 612 recensioni
Cosa dicono
Media su Google e TripAdvisor, aggiornata a giugno 2026.
★★★★★
Ci porto i miei genitori da quindici anni e mio figlio da tre. Le tagliatelle sono sempre quelle. Marta ti mette a sedere come se ti aspettasse.
Chiara P. — Bologna · Google
★★★★★
Abbiamo visto la signora tirare la sfoglia dalla strada e siamo entrati senza prenotare. Tortellini in brodo straordinari. Siamo tornati la sera dopo.
Tobias W. — Monaco di Baviera · TripAdvisor
★★★★★
La cotoletta alla bolognese qui è fatta come va fatta, con il brodo e non con la panna. La guancia al Sangiovese si taglia con la forchetta.
Marco B. — Modena · Google
★★★★
Sala piccola e piena, quindi si sente il rumore. Ma il servizio è veloce, i prezzi sono onesti e il friggione vale il viaggio da solo.
Elena R. — Bologna · Google
★★★★★
Abbiamo fatto la cena di compleanno di mia madre nella saletta di sopra. Ventidue persone, un menu concordato al telefono, tutto uscito caldo.
Sofia L. — Milano · TripAdvisor
★★★★★
Vengo a pranzo da solo il mercoledì. Mi siedo al tavolo in fondo, prendo un primo e un calice di Pignoletto, ed è la cosa migliore della settimana.
Davide C. — Bologna · Google